Ludovico Birago e il borgo di San Germano

 

La vita militare di Ludovico Birago , famoso condottiero al soldo del Re di Francia incrocia il Borgo di San Germano , nella guerra tra Francesi e Spagnoli ( alleati a quel tempo del Ducato di Savoia ) in più occasioni .

Nel 1537 - In un scaramuccia tra San Germano e Santhià Nel 1543 - In un primo tentativo di occupare San Germano Nel 1544 - In un assalto già raccontato nel Capitolo "L'Assedio del 1544" Nel 1558 - In un tentativo di impossesarsi del Castello di San Germano già raccontato nel Capitolo ""Il castello di San Germano nelle lotte tra Francesi e Spagnoli ".

Nel 1559 La pace di Cateau-Cambrésis (2/3 aprile 1559), fu un trattato di pace che definì gli accordi che posero fine alle guerre d'Italia e al conflitto tra gli Asburgo e la Francia. Con questo trattato finisce l'attività militare del Birago nel territorio sangermanese. Nell'Agosto dello stesso anno viene nominato luogotenente e governatore del marchesato di Saluzzo ( a quel tempo era sotto le insegne Francesi ). In quel periodo venne a crearsi un contenzioso tra lui e Scipione Vimercati , che accusava l'onorabilità del Birago come soldato.

Nel 1561 si pubblicò il "Manifesto dell'ill. signor Lodovico Birago con altre scritture,per le quali si conosce quanto è seguito tra esso signor et Scipion detto de' Vimercato" dove spiega il perché non poté accettare la sfida a duello con Scipione Vimercati fissato nelle terre di Ludovico Pico, signore della Mirandola, in quanto per il Birago il Vimercati non era nobile.

Nelle accuse che il Vimercati pone a Ludovico Birago , c'è anche il famoso assalto al castello di San Germano del 23 Maggio 1558 , già raccontato dal gottoso governatore Don Juan De Figueras in una sua lettera (30 Maggio 1558) indirizzata a Cosimo Duca di Firenze , e dal racconto del Capitano Savoiardo Giuseppe da Caresana e da noi pubblicata nel Capitolo "Il castello di San Germano nelle lotte tra Francesi e Spagnoli ".

Racconto fatto dal Ludovico Birago

E Vero, che Scipione, per Volermi tassare, allega la vituperosa fuga di San Germano, come non si sapesse qualmente la notte che vistando, che io (dato ordine alla cavalleria, e condutta la battaglia de fanti a luogo debito) andassi al fosso con quelli haueuano da mettere le scale, disponendo ciascun al luogo suo, o dopo alla porta, qual feci aprire, essendo il primo che v'entrassi. Et quando l'artiglieria battea il castello, qual fu messa allo scoperto, dove molti furono feriti o morti, ch'io vistessi sempre, non temendo itiri, come dice il galante buono ch'iofeci a Masino, rimettendomi a Monsignor illustrissimo il Maliscalco di Brisiacco sposcia ch'allega chio era in compagnia de' piu grandi. Però non potendosi pigliare il castello, a causa del malissimo tempo, dopo haver inviata la nostra artiglie ria & la loro, o parlato a capitani de'cavalli, facendo loro intendere ch'io altro tanto m'accontentava andassero avanti, come reſtar'adietro per essere la strada forte, quali dissero divolere star in coda, o che farebbono il debito; marchiai con la fanteria sino passato una picciola campagna posta fra Santia e San Germano nella quale essendo caricati alcuni denostri cavalli da' nemici,vennero a dar in noi, di modo tale, che ne disordinarono. Però io non mi partì da detto luogo ſin tanto che havendo nemici dauanti et di dietro ne trovandomi meco chun sol paggio, andai (si può dire con essi sia presso di Santia, onde ne furono presi doi di quelli e che erano avanti me; havendo anche condutto tre pezzi della loro artiglieria, o qualche insegne. E questa è la vituperosa fuga tanto predicata da Signori Francesi e Imperiali.

In data 20 Giugno 1561 : Ludovico Birago scrive al Duca di Savoia Emanuele Filiberto per difendersi da alcune accuse a lui rivolte da Scipione Vimercati , e dato che il Duca era in trattative con il Birago per portarlo sotto le sue insegne , promulgò un inchiesta presso tutti i luoghi del ducato ove il Birago era intervenuto in arme , a credito della sua onorabilità .

F E D E  D I  S A N G E R MANO , per la quale appare, che mentre l'ha governato il S. Lodovico non ha fatto ne comportato alcuna estorsione a huomini ne dòne, anzi di tutto il contrario.

L'ANNO del noſtro Signore, 1561 ,a 3 d'Ottobre in San Germano,e nella camera quale sopra la scola delli disciplinati doue si vogliono far simili cose . Convocato e congregato il consilio della uniuersità e huonini di San Germano precedente il suono della campana, com'è il solito per parte del nob.Antonio Bonino, uno de'Consoli et giudici di detto luogo,nel qual consilio sono intervenuti li consiglieri infrascritti. Primo il predetto nob. Antonio Bonino Console, il nob. Bernardo Gugliotto procurator della comunità d' esso luogo,li nob.& egregi Nicolò Canonico, Antonio Cavallo,Germano Negro Germano Danielle, Gio. Pietro di Guglielmo Spatis. Gio. Pietro di Iacono Spatis, Gio. Pietro Maruchino, Bartolomeo Torrio, e Iacomo Maugino, tutti consilieri di detto luogo,et per li quali i negoii d'essa communita ſi sogliono pertrattare e negotiare nel qual consilio e congregazione ha esposto il predetto nob. Antonio Bouino Console a nome di S. Altezza,che si ricerca e vuole per saper se intra et nel tempo che l S. Lodouico Birago ha governato et comandato in questo luogo, gli ha fatto e comesso sforzamenti, tolto mogli a poueri hôi, et di quelli fattine tor mentare,badire,et forse amazzare, o altro honicidio et estorsione ingiusta nella persona o nella robba d alcuni de soggetti: per il che richiede alli sopracritti che vogliano liberamente sopra questo dir la verità et li predetti consiglieri tutti di buon'animo e d'un volere, essendo ancor informati in parte del buon voler di S.Altezza, com’hano uisto per una lettera di S.Altezza direttiva alli ſindici di Santia , han rispoſto di no, et non bauer mai inteso ch'egli habbi fatto ne fatto far alcuna delle cose sopraſcritte. Etnò le hairebbe potuto far che essi o alcuno dessi l' hauesse saputo et inteso,anzi per lo contrario il S.Lodouico Birago si è sempre sforzato far che si tenesse buona giustitia , et difeso i soggetti et habitati delle violentie et oppressioni de soldati riprédendone, et alle volte castigandone secondo che il caso meritava et era necessario.

Et cosi tutti i sopranominati,et ciascun d'essi han affermato esser vero, et il detto nob. Antonio bouino Console ei ufficial, delle predette cose ne ha comandato testimoniale alla presentia di mess. Ceſare Daniele,et mess. Marc'Antonio Toto Cavallo di San Germano, testimoni conosciuti e stati interrogati, in S.Germano l'anno e dì sopranomati. Le sopradette testimoniali e fede come sopra fatte e scritte, le ho ricevute e scritte io Iohanne Bonino notaro in San Germano,e secretario della comunita d'esso luogo, in fede di ciò qua a basso del proprio e solito segno manuale sottosignato, et anche del proprio suggello d'essa communita suggellate. Signat. Bonino con un suggello in cera rosa .

Raccolto delle Cose allegate e prodotte per l'Ill Ludovico Birago avanti il Re Cristianissimo e suo Consiglio - In Torino , appresso Martino Cravoto M.D. LXI

 

Sangermanesi all'assalto del Castello Sforzesco

Raccontiamo questo episodio per il coinvolgimento di due sangermanesi , che al soldo del Birago partecipano ad un impresa temeraria . Uno dei due sangermanesi appartiene ad una famiglia nobile del nostro Borgo ; i Marochino , che nel corso dei secoli successivi avranno incarichi importanti nel Ducato di Savoia.

La Francia, che occupava il Piemonte, non aveva ancora abbandonate le sue pretese sulla Lombardia, e disegnava impadronirsene. Il Gonzaga ad impedire l'acquisto al nemico, aveva mandato ai confini piemontesi buon numero di truppe imperiali, lasciando così sproveduta Milano.

Due fratelli della nobile famiglia milanese Birago, Lodovico e Carlo, al servizio di Francia, saputo che il Castello di Milano era mal custodito, si posero in animo di sorprenderlo. Essi, attratto al loro partito un Giorgio Trincherio senese, soldato arditissimo che dimorava in Milano e che colle sue accorte maniere erasi procacciata la confidenza di molte famiglie nobili, segnatamente di Giovanni de Luna castellano del forte, nel quale giorno e notte entrava ed usciva solo senza alcun ostacolo, commisero a costui l'esecuzione della impresa. A tale effetto i fratelli Birago con altri prodi (eran più di settanta tra Francesi e Piemontesi, oltre i 38 congiurati), dal Piemonte per la via della Svizzera entrarono nel Bergamasco, e da Lurano (Bergamasco) sopra barche che conducono le mercanzie pel naviglio della Martesana s'introdussero in Milano. Stettero chiusi per sette giorni in una casa dei Birago situata sulla piazza del Castello, ove erano apprestati li utensili per l'impresa. La notte del 1° d'aprile del 1552 il Trincherio colle sue genti entrò nella fossa del Castello, e mentre appoggiavansi le scale alle mura, si trovarono non a bastanza alte per superarle, «laonde, insorto non so qual bisbiglio negli aggressori, questo fece sì che per la confusione e il sospetto d'essere sorpresi, si diedero subitamente alla fuga. Le scale ivi abbandonate porsero indizio della trama: Giorgio (Trincherio) senese venne carcerato, e previo processo fattogli da Nicolò Secco, capitano di Giustizia, fu squartato vivo.» I Birago e li altri si salvarono colla fuga.

Nel processo, oltre i Birago ed il Trincherio, risultano imputati un capitano Giovanni Antonio Frascara alessandrino, certo Milano milanese, Giovanni Maria Malvicino piacentino altre volte signifero, un così detto Morino da Rosasco, un Vallacerca di Trino, Rossino Corso, Michele di San Germano, Marochino di San Germano; un tale chiamato l'Abruzzese, Orazio Pecci senese, Domenico Negrotto piacentino, Francesco Malvicino piacentino, Moretto da Forlì; Gaspare di Caselle, Gaspare da Treviso timpanista, Lodovico Barzi.

Vicende edilizie del castello di Milano - Carlo Casati - 1876