La costruzione della Chiesa Parrocchiale

 

La Vecchia Chiesa Parrocchiale

Già citata in un documento del 1298 sorgeva sulla stessa area su cui fu costruita l'attuale . Anch'essa vantava pregi notevoli se è vero che fosse dotata di ben otto altari di legno , tre di detti altari furono collocati nella chiesa campestre di San Vito ; anni fa , durante le funzioni delle S. Rogazioni si potevano ancora ammirare . Dell'antica chiesa parrocchiale attualmente si conserva l'altare della Madonna delle Grazie; si venera una Madonna col Bambino Gesù . Nell'epoca di cui parliamo , la chiesa si trovava in condizione fatiscente . In questa circostanza nel porsi il problema , se ristrutturare o costruire ex novo . il Parroco Don Pietro Florio , Il Comune , e i Parrocchiani presero la decisione di abbattere la vecchia chiesa e di costruirne una nuova.

Il progetto

Il disegno della Parrocchiale è opera di un valentissimo architetto: l 'Ing. G.B. Ferroggio di Torino , che apparteneva alla scuola del Vittone. Ad avvalorare l'ipotesi che il famoso maestro sia intervenuto in modo concreto nel progetto , sono alcuni disegni originali della Chiesa che portano visibile la firma del Vittone.

Giovan Battista Ferroggio (1723 - 1797 )
Giovan Battista Ferroggio nato a Camburzano nel 1723 , è stato uno dei importanti architetti del secolo , tra le sue più importanti opere sono citate ; La Parrocchiale di San Germano Vercellese (1754-1764) , La Chiesa del Santo Spirito a Torino (1764-1767) , Santa Caterina di Asti (1766-1773) , la ricostruzione del Teatro di Carignano a Torino (1796) , il figlio e il nipote furono anche loro validi architetti della Reale Accademia delle Scienze di Torino.

Stuccature e decori

I lavori di stuccatura iniziati il 10 settembre 1796 e terminati il 9 luglio 1798 furono eseguiti da Antonio Cattaneo di Lugano ( uno dei migliori artisti dell’epoca di scuola Ticinese ) , con cui collaborarono due suoi fratelli , gli stucchi di pregevole fattura , riproducono marmi  con sfumature che vanno dal verde al rosato , marmi poi effettivamente utilizzati per la fattura dell’altare maggiore e nei sei altari laterali. Nel 1813 i sangermanesi ricorsero di nuovo a lui per i decori della cappella in cui verranno riposte le spoglie del Beato Antonio della Chiesa traslate da Como.  L'artigiano luganese oltre che a San Germano , era molto richiesto in Piemonte , a lui si devono ; le stuccature, ed il fregio esterno della parte circolare della Chiesa della Gran Madre di Dio in Torino , i decori e le stuccature a Verrua Savoia della Chiesa parrocchiale, S. Giovanni Battista: presso la borgata Moleto , e nel 1813 l'esecuzione della tinteggiatura marmoreggiata dell’altare di S. Carlo e tre anni dopo eseguì anche i lavori in stucco nel coro e nella balaustra.

 

Inizio dei lavori e finanziamento

I lavori ebbero inizio nel 1754 e la parte muraria finì nel 1760. Il lungo tempo impiegato non deve meravigliare quando si pensa alla mole della costruzione. L'ammontare del preventivo fu di L 50.000 in aggiunta alle L 1000 per allargare l'area fabbricabile.

Il Comune sostenne tutte le spese. Mise a disposizione L 15.000 graziate da S. Maestà e pagabili al Comune dalle R. Finanze in tre anni; L 18.000 ricavabili da affitto dei pascoli comunali. Concorsero le Confraternite ed i privati con elemosine volontarie. I cittadini concorsero con prestazioni gratuite del trasporto di sabbia e di ghiaia , a tal proposito si racconta che il trasporto dei mattoni , venne eseguito dai sangermanesi che gomito a gomito e facendo una lunga fila dal paese all'antica fornace ,situata nei pressi della cascina Losa ( Il luogo era ancora citato nelle mappe del territorio del 1850)se li passavano fino al luogo di costruzione della chiesa. Nonostante ciò il preventivo fu superato e il Comune dovette far fronte alla maggior spesa , vendendo del terreno comunale.

Consacrazione

Finita la Chiesa nel 1760 , venne consacrata il 20 maggio 1764 dal Vescovo di Vercelli Mons. Solaro. Ciò risulta anche dalla relazione di visita pastorale del Vescovo di Vercelli Mons. Vittorio Costa d'Arignano il 5 maggio 1775 che cosi scrisse : "Ecclesia sub titulo Sancti Germani , extructa sumptibus huius Comunitatis anno 1763 et anno sequenti 1764. Die 20 Maii consacrata ab  ill.mo et Rev.mo DD. Joanne Petro Solario Episcopo Vercellensi.".

Relazione del Parroco D. Crolla del 3 Giugno 1772

Il Teol. Giovanni Alessandro Crolla fu parroco a San Germano dal 19 maggio 1763 , anche se i lavori di costruzione furono iniziati dal suo antecessore Don Pietro Florio , egli fù testimone dei primi anni di vita della Chiesa , e ci rilasciò questa testimonianza scritta." La Chiesa Parrocchiale è situata nella piazza in mezzo del luogo all'oriente , fabbricata di nuovo e terminata nell'anno 1763 , in forma ovale con cupola in mezzo e volta dappertutto , ben riparata di tetto al disopra con canali di tolla ai stillicidi , che tramandano l'acqua piovana fuori dalle muraglie , separata da ogni altro edificio senza alcuna servitù col terreno che lo circonda suo proprio , da una parte verso la contrada pubblica , dall'altra nel cimitero vecchio verso mezzanotte , dietro il coro a mattina verso un passaggio pubblico. Avanti la facciata vi è un bel spazioso piazzale che dalla piazza si alza per mezzo di due gradini di pietra , selciato in mezzo e per ogni parte di piccole pietre , con sei piccole colonne di pietre poste per ordine ai lati di essi gradini per riparo. la facciata è di ordine composto di Dorico e Corinzio con quattro fanali di sasso al di sopra , ed in mezzo un piedestallo di sasso, su cui deve mettersi un' alta croce; è tutta intonacata di calcina bianca lisciata. Evvi una sola porta grande che apre l' ingresso nell' interiore della chiesa salendo per due gradini di pietra dal piano del piazzale. Qui posto il piede ed aperta la bussola di legno, che si congiunge alla cantoria, in un colpo d' occhio si vede tutta la vaga struttura della chiesa, l' ampiezza, l' altezza la buona architettura di ordine Corinzio, la cupola, gli archi, la volta, i finestroni imponenti, e le altre più piccole finestre ovate, le quali son ben chiuse con buoni telari e colle vetriate tenute sempre in buon stato dalla Comunità. Di sotto alle finestre si porge infuori un cornicione largo competentemente su cui si può girare intorno alla chiesa per aprire e chiudere le finestre e per pulire la volta dalle tele di ragno. Di sotto, dopo una fascia liscia di muro bianco vi si veggono alcuni profili a guisa di cornice, e poi i capitelli a stucco delle lezzene, fatte a simetria, quindi il zoccolo, che va fino a terra; si vede l' altare maggiore di marmo, spazioso e alto dal pavimento del Sancta Sanctorum quattro gradini e, al fondo del coro, il quadro che rappresenta Maria Vergine col Bambino Gesù corteggiato da due Angeli, indi a basso S. Germano a dritta S. Filippo a sinistra con un altro Angelo. Il coro dove siedono gli ecclesiastici in tempo delle sacre funzioni è grande a sufficienza, e si trova dietro all' altare maggiore, ma finora vi sono le sedie fisse al muro. Il Presbiterio dinnanzi all' altare maggiore è spazioso, è chiuso da una balaustra di marmo. Di qui si va in sacrestia immediatamente, la quale è fatta recentemente in volta, e qui si trova una grande credenza fatta ad intaglio, in cui si tengono ritirate le suppellettili e i mobili della parrocchia; dal presbiterio, che è libero si discende un gradino, a distanza di due passi cominciano ad essere i banchi collocati in buon ordine in mezzo della chiesa a due file ai lati lasciando un ampio spazio in mezzo ed un altro più ristretto verso le cappelle laterali senza imbrigliare le funzioni; questi appartengono ai Particolari e Registranti di questa parrocchia. Ai lati della chiesa vi sono tre cappelle per parte dedicate a S. Giovanni Battista, proprio della Famiglia Cavalli, del SS. Rosario, S. Giuseppe, tutte di marmo in cornu epistolae; in cornu Evangelii le cappelle di S. Orsola del Suffragio e della B. Concezione senza altare. Nelle cappelle non vi sono ne statue, ne pitture false, o ripugnanti alla S. Scrittura, alla Tradizione, al Domma: ne superstizione, immodestia, incongrua al buon giudizio ".

 

I banchi originari del settecento erano di proprietà privata , una fila detta dei "REGISTRANTI" ed erano dono di nobili e benestanti , l'altra fila detta dei "PARTICULARI , dono di proprietari terrieri .Detti banchi erano per le famiglie proprietarie un simbolo di prestigio ed erano contrassegnati con una targhetta metallica che riportava il nome della famiglia a cui il posto era riservato.Tale proprietà era tramandabile agli eredi , o oggetto di compravendita , come risulta dal raro documento notarile allegato .