LA PIAZZAFORTE DI SAN GERMANO

SITUAZIONE PREESISTENTE

Le vecchie fortificazioni medioevali seppur riparate nel 1554 su indicazione di Gianmaria Olgiati , erano ormai di nuovo in cattivo stato. Su ordine di Vittorio Emanuele I , l'architetto militare Ascanio Vitozzi insieme all'ingegnere militare Carlo Vanello , iniziano un giro per verificare le vecchie fortificazioni nel Vercellese .Il giorno 9 luglio sono a Verrua , il 10 luglio arrivano a Santhià "per veder la demolicione di Santià che si faceva allora" e il giorno 10 partono per San Germano "a proveder per la reparacione di quel locho" a San Germano i due ingegneri si fermano 3 giorni per progettare il riordino delle vecchie fortificazioni , e il giorno 13 luglio partono per Vercelli.

I lavori per la riparazione delle vecchie fortificazioni iniziarono presumibilmente nel 1614 , su ordine di Carlo Emanuele I di Savoia , che a seguito di controversie territoriali con gli spagnoli che occupavano la Lombardia e il vicino Monferrato , vedeva una possibile minaccia di occupazione per i territori del Vercellese. Da alcune fonti abbiamo reperito dei passi che riguardano la costruzione e il potenziamento dei siti di San Germano e Vercelli "infatti nell'estate 1614, era intrapreso il potenziamento del vicino centro di San Germano. Dal 10 luglio e fino al 27agosto,contemporaneamente ai lavori a Vercelli, erano impegnati a San Germano diversi "mastri da muro, mastri da legname et altri 6 e si trasportavano nel sito ingenti quantità di calce, mattoni e legnami. Si pagavano inoltre Giacomo Perrone "per quatro poli et quatro vere poste al rastello della porta di San Germano e Gio. Stefano Ricardo "per otto cavalietti et cinque barelle che ha fatto per la fabrica a San Germano"

LA PIAZZAFORTE

La vera trasformazione delle vecchie mura , in una piazzaforte "alla moderna" , cioè in grado di resistere alle nuove tecniche di assedio e all'evoluzione dell'artiglierie , si ha nel periodo dal 1616 al 1618 , nel pieno dell'occupazione spagnola , ad opera dell'architetto e ingegnere militare Pietro Paolo Floriani. Aggiunge alle vecchie mura , di cui ne conserva il vecchio tracciato , i terrapieni esterni dei barbacani e rivellini a protezione delle muraglie e delle porte di accesso al borgo.

Il capitano Pietro Floriani,nobile maceratese,nella sua opera DIFESA et OFFESA delle PIAZZE - Opera non solo utile e necessaria a Capitani e Governatori di Fortezze ,ma anco di sommo profitto a studiosi dell'Histoire militari,cosi antiche come moderne - riporta tre esemplificazioni di piazze :ISPRUH in Austria , ALTERN BURG in Ungheria e appunto S.GERMANO in Piemonte.

 

BIBLIOGRAFIA

DIFFESA ET OFFESA DELLE PIAZZE. ALLA MAESTA' CESAREA DI FERDINANDO II.

FLORIANI PIETRO PAOLO

 

Macerata, Giuliano Carboni, 1630, in-folio, pp. 8 (compresi frontesp. e ritr.), (32), 213 (ma i.e. 215 per numeraz. ripetuta delle pp. 49-50), leg. 700esca in cartone marmorizz., tit. su tassello al dorso. Frontesp. inc. entro bordura con trofei militari e stemmi; finissimo ritratto dell' autore in medaglione con elegante bordura architettonica figurata, inc. in rame da Gio. Fr. Pellegrini; 52 tavole incise in rame (num. 1-51, piu' una tav. senza numero dopo pag. 50; 8 di esse sono costituite da figure di varia grandezza nel testo; l'ultima tavola e' piu' volte ripiegata); esse raffigurano macchinari bellici e fortificazioni (progettate o realizzate; le tav. 1-3 riproducono rispettivam. le fortezze di Innsbruck, Altenburg in Ungheria e S. Germano in Piemonte, l'attuale S. Germano Vercellese). Prima edizione, di gran lunga piu' rara della ristampa veneziana, di questo celebre classico trattato di architettura militare, che ebbe grande influenza nei progetti delle fortificazioni sececentesche di tutta Europa. L'autore (Macerata 1585 -Ferrara 1638), fu celebre ingegnere militare; esegui' numerosi interventi di fortificazione su incarico di vari sovrani d'Europa e fu nominato ingegnere supremo dello Stato della Chiesa. Buon esempl., completo della tavola ripiegata spesso mancante; lieve uniforme brunitura, piu' accentuata alle ultime carte, lieve gora d'umido nel margine inferiore dei primi 30 ff. Cockle 825 (ediz. non vista). Riccardi I, 463-4:Bella e rara ediz.; ... pregiata opera di architettura militare'. Michel-Michel III, 52. Graesse II, 602. BMC, XVII sec.; . D.B.It. vol. 48, pp. 330-2.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Il Floriani (1584-1638),ingegnere militare, rafforzò Vienna e muni' varie piazzaforti di Germania, Ungheria, Boemia e, dal Papa Urbano VIII, fu nominato comandante di Castel Sant'Angelo. A Malta progettò la parte alta delle fortificazioni che dal suo nome vengono ancora chiamate Floriane. Ouesta sua opera ebbe molta fortuna e fu stampata per la prima volta a Macerata nel 1630 in seconda impressione a Venezia nel 1654 ed ancora a Londra nel 1725. Il Floriani dimostrò'una particolare preferenza per la fortezza Sabauda di San Germano, si da voler essere ritratto con la sua raffigurazione in mano come si puo' vedere in un suo ritratto esposto alla pinacoteca della sua citta' natale. Inoltre ,dalla lettura della sua opera si può trarre il convincimento che il Floriani abbia conosciuto la piazza sangermanese e questo sia per gli esempi riportati e sia per l'ammirazione palesata per lo spagnolo Pedro De Toledo comandante delle forze di occupazione del 1616.Nello stesso anno il sovrano spagnolo, presentò Pietro Paolo al governatore di Milano, don Pedro di Toledo, alle prese con la prima guerra di successione per il Monferrato. Egli venne allora indirizzato a don Tommaso Caracciolo, maestro di campo della fanteria napoletana e governatore di San Germano Vercellese: qui si distinse nel 1617, partecipando alla difesa della città di cui restaurò anche le mura. Il disegno delle mura fatte dal Floriani si riferisce quindi al periodo dell'occupazione spagnola e dovrebbe essere alquanto preciso.Una conferma dell'esattezza del percorso delle mura di cinta si puo' avere a distanza di secoli ,sovrapponendo all'antica stampa dell'ingegnere maceratese una carta topografica attuale del paese (vedi Documento). Carlo Emanuele 1 di Savoia, alla morte del genero Francesco Gonzaga, avvenuta nel 1612, per ampliare i suoi domini, accampando diritti di successione, nel 1613 invase il Monferrato. Dopo una breve pace Don Pedro De Toledo, successo al governo di Milano a Don Giovanni Di Mendozza, riprese la guerra. Una profonda antipatia personale, alimentata da una forte incompatibilità caratteriale, divise sempre Carlo Emanuele 1 e Don Pedro De Toledo e non si giunse mai ad una pace, se non dopo la sostituzione di quest'ultimo con il duca di Feria, Don Gomez Suarez di Figueroa e Cordova, nel 1618, quando ebbe fine la guerra incominciata per appropriarsi del Monferrato. Ancora una volta i Sangermanesi furono vittime incolpevoli di questa guerra.

 

L'ASSEDIO E LA PRESA DI SAN GERMANO

Il 14 Settembre 1615 gli Spagnoli passarono la Sesia alla Villata con l'intento di assalire il Duca acquartierato con la fanteria alla Motta dei Conti e con la cavalleria a Villanova, dove vi fu un sanguinoso scontro ed il Duca fu' costretto a ritirarsi nel ben munito Asigliano.Il De Toledo penso' di investire Crescentino e poi San Germano per interrompere a Carlo Emanuele le comunicazioni dirette con Vercelli e Torino ma giunto a Crescentino, trovo' che il Duca lo aveva preceduto. Allora, dopo un breve acquartieramento a Bianze e Livorno, il 25 Novembre la mattina, nel far giorno, che fu venerdì alli 7, si partì tutto l'essercito di Tronzano e marciò alla volta di San Germano, terra murata del signor duca, alla quale vi s'arivò circa a 20 ore, e subito sipiantorono tre cannoni e alla guida di quattromila trentini investi San Germano, il borgo anche se non fortificato perfettamente , aveva un buon terrapieno e di fuori un rivellino ( Un rivellino o revellino è un tipo di fortificazione indipendente generalmente posto a protezione di una porta di una fortificazione maggiore ) il governatore il Signor di Crò lo difendeva con cinquecento fanti Savoiardi e trecento del Piemonte , ma dopo che gli spagnoli avevano piazzato solo cinque cannoni in batteria e dopo due soli giorni di combattimenti, si arrese, forse per viltà o per  complicita' , dal momento che fu fatto arrestare e poi impiccare dal Savoia , ma salvò il sacco al paese e l'armi ai soldati .Nell’assedio di San Germano , Don Pedro di Toledo vi lasciò 300 barili di polvere , 1000 palle d’artiglieria , e dentro c’erano 200 casse di palle di moschetto e 1000 gavette di miccia con 2000 uomini .

Il Caracciuolo nell'assedio di S. Germano, che döpo aver tagliata la strada, che veniva da Vercelli, per tanto più assicurarla vi fece il ridutto ( B ). capace di 3oo.huomini, e per maggior intelligenza, e facilita ne metto due altre maniere( С)  Ma quando non sia venuta principale , e pericolosa gli si traververà la strada con Barriere raccomandandole o ad vn arbore, o à due fortissimi legni, accio non li possano leuare, ô aprire. La forma loro fàrà le fegnate D. facendole alte cinque piedi, e lunghe 15.

Entrato in San Germano con Paolo Dentice comandante del Terzo , Il Caracciolo si trattenne solo tre giorni in San Germano "Hebbe tanta penuria di vettovaglie , che la carne dei cavalli morti , l'acqua e le rapi immature , erano il cibo e la bevanda dei Capitani " perchè trovandosi assediato da Duca di Savoia che gli impediva un corretto approvvigionamento . Perciò dopo aver lasciato in San Germano cinquecento fanti al comando del Sergente Maggiore Antonio Mastrillo , andò con il resto dei suoi uomini a contrastare il Duca di Savoia.

Il De Toledo, dopo aver devastato Santhia', ritirandosi in Lombardia aveva lasciato dei presidi a Trino, Pontestura e San Germano, dando modo all'irrequieto Carlo Emanuele di essere sempre in movimento tra questi tre paesi per molestare gli Spagnoli. San Germano si trovo' continuamente al centro di assalti e molestie portate dall'esterno, col suo territorio sottoposto a devastazioni, incendi, ruberie, in quanto anche gli eserciti amici non erano molto accomodanti e all'interno fu' sottoposto alle prepotenze sistematiche dell'occupante. Nel 1617 Carlo Emanuele invio' i figli Vittorio Amedeo e Tommaso con un esercito per liberare San Germano, ma l'impresa fallita riusci solo ad aumentare le difficolta' dei sangermanesi .

Nonostante i fatti d'armi li ponessero in opposte fazioni , il Toledo e il Principe Tommaso intrattenevano gentilissime corrispondenze ," essendo solito ancor tra Nemici nell'Hostilità delle guerre conservarsi la stima della virtù che verso Tomaso era grande , di maniera che fuggiti da San Germano il Capitano la Faye , e il Luogotenente Conte Scotto , il Principe glie li rimandò da Torino".

FATTI D'ARME

In San Germano v'erano sette compagnie comandate dal Sgr Manfrino Castiglione e sette comandate dal conte Francesco Rada . Un giorno mentre battevano la campagna s'incontrarono con la cavalleria di Sua Altezza , e ne restarono prigionieri e morti un centinaio e sessanta feriti , fu fatto prigioniero anche il Capitano spagnolo Mangas.

Manfrino Castiglione rimane coinvolto in altri episodi :

"...Solamente s'è inteso che il principe Tomaso abbia pigliata buona parte della munizione che si mandava a San Germano , con morte d'alcuni puochi dell'una et dell'altra parte , et Manfrino Castione , che uscì di detta terra per soccorso , ha aiuto per fare a salvarsi , sendo stato seguitato da sei cavalli del principe sin sopra le porte di San Germano , e si dice sia restato morto il suo alfiero et il paggio."

Uscito Manfrino Castiglione da San Germano con quattro compagnie di cavalli e trecento moschettieri . Vengono assaliti dalle truppe del principe , e rimangono uccisi quattrocento uomini , e ne sarebbero stati molti di più se non fossero venuti in loro soccorso settecento Valloni che aiutarono il Castiglione a mettersi al sicuro in San Germano.

Castiglioni Manfrino

CASTIGLIONI, Manfrino. - Se ne ignora la data di nascita: figlio di Alfonso, commissario generale delle genti d'arme dello Stato di Milano, e di Caterina Visconti, nacque, presumibilmente a Milano, nell'ultimo quarto del sec. XVI. Il Castiglioni si era sottratto all'esecuzione delle sentenze riparando nel ducato di Savoia, dove riusciva, non si sa come, a ottenere la nomina a gentiluomo di camera di Carlo Emanuele I. Nel 1603 si dimetteva dalla carica ed entrava al servizio di Rodolfo II, militando nell'esercito imperiale contro il Turco, in Ungheria prima (1607) e in Moravia poi (1608). In data imprecisata, lasciava il servizio imperiale per passare a quello del duca Vincenzo I Gonzaga. Nel 1613, al momento dello scoppio della prima guerra del Monferrato, veniva inviato a Nizza Monferrato con il titolo di governatore del Monferrato.  Comunque sia, il 28 giugno 1616, il governatore di Milano, don Pedro de Toledo, gli affidava il comando di una compagnia di gente d'arme. A capo del suo reparto, il Castiglioni partecipava agli ultimi scontri della guerra del Monferrato, distinguendosi durante l'assedio di Vercelli e nei combattimenti presso San Germano (settembre-ottobre 1616). Il suo passaggio al servizio della Spagna, alleata dei Gonzaga, non alterò i buoni rapporti del Castiglioni con la corte di Mantova, visto che il 13 dic. 1619 il duca lo creava feudatario di Odalengo Piccolo.

Cronaca di Modena: Anni 1617-1620 - Spaccini G. Battista

 

Un fatto d'arme riportato dalle cronache riguarda le continue scaramuccie tra le truppe Spagnole occupanti San Germano e le truppe del Duca di Savoia che presidiando Santhià cercavano di contrastare gli approvvigionamenti agli occupanti del borgo vicino.

"Uscito da San Germano il Capitano Pallestra Milanese al comando di centoventi cavalieri , per andare a disturbare alcune fortificazioni che si stavano costruendo sulla strada che da San Germano porta a Santhià , da parte dei soldati del Duca . Le due parti vengono a conflitto , i soldati del Duca si ritirano precipitosamente verso Santhià , i pochi che riescono a raggiungere le trincee intorno al paese e protetti dai moschettieri , si salvano. La maggior parte vengono uccisi nello scontro diretto , o durante la ritirata , i pochi prigionieri vengono condotti dal capitano Pallestra nelle prigioni di San Germano".Dell'esistenza di dette prigioni a San Germano abbiamo testimonianza anche da alcune disposizioni di donazioni fatte a risarcimento dal duca di Savoia a nobili piemontesi ivi imprigionati.

Il teatro dell'azione in una cartina d'epoca

 

Il Floriani che probabilmente era presente con le truppe del De Toledo all'interno della piazzaforte durante l'assedio dei Piemontesi descrive la condizione della guarnigione spagnola "Poiché in tre , o quattro giorni non si dava di più di sei once di pane per soldato e il vino e la carne se non ne conduceva qualche poco la cavalleria  in altra maniera era impossibile avere , e quel che si riceveva era tanto poco e così caro , che il vino in particolare io l'ho visto vendere a ragione di 60 scudi la forma". Un ennesima testimonianza sulle dure condizioni dei sangermanesi riporta; "...come anche le scorrerie che facevano continuamente gli Spagnuoli li quali tenevano S.Germano. Oltreché essendovi in questo luogo la soldatesca di S.A. e li abitanti di questo luogo fugiti , andarono essi due anni duranti tutti liberi inculti , eccetto che nell'anno 1618 alcuni pochi particulari delle più ricche e comode seminarono qualche parte dei loro beni , non saprebbe però specificare li detti particulari , crede poi che delli cento le due non si... a resigo di seminare , e questo è quanto rendendo causa di quanto ha deposto per essere anni circa trentaquattro che abita nel presente luogo nel quale ha particulare notizia e cognizione di tutte le case , parentele , famiglie , e interessi loro.

Quando Don Pedro di Toledo ritorna nel Milanese dove è governatore , lascia a  comando della guarnigione spagnola in san Germano ; Tommaso Caracciolo ,che resta, col suo "tercio", a presidiare San Germano opportunamente e tempestivamente fortificata, al punto che Vittorio e Tommaso di Savoia, incaricati dal padre di recuperarla, preferiscono rinunciare all'assedio diretto limitandosi a disturbarne l'approvvigionamento. Duca l'animo à quello di S. Germano ; come d'impresa che per più conti, gli stava troppo fiffa al cuore; mandò à quella volta i Principi Vittorio, e Tomaso, con alcune migliaia di combattenti; e con ordine espresso di non perdonare à pericolo ò fatica; purche senza perder tempo, s'impadronissero della Piazza. Trovavasi essa non solo prouueduta d'un buon Presidio, e d'un'eccellente Capitano, ch'era Tomaso Caracciolo; ma vedeasi altresì al di fuori, di gagliarde trincee fortificata. Perloche non arrischiandosi i due Principi fratelli d'attaccarla; presero alloggiamento indi non lunge nelle ruine di Santià; di doue infestando le prouuigioni, e i soccorsi, e turbando la sicurezza delle strade , procurauano di tenere almeno con un largo assedio la Piazza circondata; non senza speranza che'l tempo douesse di giorno, in giorno, aprir loro qualche occasione asai migliore. Il Caracciolo, non trascurando anch'esso punto veruno di quegli Vffici , ch'erano maggiormente necessarij alla difesa; ed uscendo souente fuori à dar addosso à gli alloggiamenti dei nemici; ve ne fece à poco , à poco morire la maggior parte; oltre che disturbando le prouuigioni che andauano à Vercelli, pose quella Cittade in istrettezze, e penurie grandi. Ma il Caracciolo replica bravamente con frequenti e fortunate incursioni e intralcia, a sua volta, i rifornimenti sabaudi a Vercelli, subendo, nel 1617, un solo smacco, quando il governatore di quella città, il marchese di Caluso,probabilmente informato dai Savoiardi in stanza a Santhià , invia un distaccamento di soldati comandati da Guido San Giorgio e s'impadronisce d'un convoglio di vettovaglie ( cento somme di farina ) e munizioni diretto a San Germano sotto il comando di Gherardo Gambacorta, un capitano del suo "tercio", con grave perdite tra gli spagnoli (200 tra cavalli e fanti ).

"Perchè stando egli sull'avviso , e venendogli a notitia , che sotto Gherardo Gambacorta Capitano del Terzo del caracciolo andava da Tricerro in San Germano un convoio di vettovaglie e municioni colla scorta di centocinquanta fanti , e cinquanta cavalli , inviò da Vercelli sotto il Colonnello Megiers mille fanti , e quattrocento cavalli , i quali a metà strada , azzuffatisi e avendo i cavalli messo in fuga quei del convoio tutto che il Gambacorta colla fanteria disposto il cariaggio in forma di trincea facesse per due hore resistenza : tuttavia sopraffatto dal numero , vedendo la maggior parte delle genti tagliata a pezzi , e il Gherardo malamente ferito , restò il convoio in poter assoluto nelle mani de vincitori."

Insuccesso comunque che non offusca il grosso merito del Caracciolo d'aver salvaguardato, per circa sette mesi, in cui subì una sorta d'assedio indiretto, un'importante posizione, contribuendo in tal modo alla presa di Vercelli, da parte spagnola, del 25 luglio 1617. Le cronache dell'epoca ci riportano questa descrizione della permanenza del Caracciolo in San Germano ;"Solamente il Caracciolo , guerriero d'intera fama , sostenne la reputazione  di Spagna nella difesa di San Germano. Stando sempre egregiamente apparecchiato , e spesso uscendo fuora , non solo interruppe ai principi Vittorio e Tommaso mandati dal padre , il consiglio di assediarlo e fargli danno , ma afflisse in maniera le loro genti , che ne morì la maggior parte ; e tagliando le strade , ed occupando le provvisioni , e facendo gravi esazioni ai paesani , messe Vercelli in istrettezze maggiori". Tommaso Caracciolo ,dopo aver governato la piazza dal 4 Dicembre 1616 lascia San Germano il 26 Aprile1618 , quando viene richiamato in Sicilia a difendere l'isola da un incursione dei Turchi ,affidando San Germano a quattro compagnie dirette dal suo sergente maggiore Antonio Mastrillo.

 

Gherardo Gambacorta

TOMMASO CARACCIOLO

Nato in una famiglia aristocratica napoletana durante la dominazione spagnola, si arruolò giovanissimo nell'Esercito spagnolo come fante semplice nel tercio di Vincenzo Carafa. Nominato nel 1600 capitano dal Conte di Lemos, viceré di Napoli, l'anno successivo si recò nelle Fiandre dove prese parte all'Assedio di Ostenda. Promosso sergente maggiore dall'arciduca d'Austria Alberto, principe sovrano delle Fiandre meridionali, partecipò a numerosi scontri rimanendo più volte ferito. Venne poi inviato nello Stato dei Presidi per dirigere i lavori di rafforzamento di Porto Longone; qui, con soli 50 uomini, riuscì a sconfiggere il principe di Piombino Carlo Appiano, che voleva riconquistarli, e che fece imprigionare a Scarlino.Alla fine del 1614 si recò in Lombardia alla testa di un tercio di circa 3.000 uomini per partecipare alla prima guerra del Monferrato contro il duca Carlo Emanuele I di Savoia. Assalì la fortezza di Maro, determinando la morte del governatore Leonardo Broglia (20 dicembre 1614) e la resa del castello (gennaio 1615). Si diresse poi nelle Langhe, conquistando Mombaldone, Denice e Roccaverano, infine si recò in soccorso di Rodrigo Orozco de Rivera, marchese di Mortara. Presiedette infine col suo tercio San Germano, contribuendo quindi alla presa di Vercelli (25 luglio 1617). Interruppe le operazioni in Piemonte nel 1618 per recarsi col suo tercio nella Sicilia Orientale per bloccare un'invasione ottomana. Ai primi del 1619 prese parte alla guerra boemo-palatina con Carlo Spinelli. Giocò un ruolo decisivo nella battaglia della Montagna Bianca (8 novembre 1620), resistendo alla cavalleria ungherese e cosacca. Il 15 febbraio 1625 ottenne da Filippo IV di Spagna il prestigioso titolo di duca di Rocca Rainola.Il 9 aprile 1625, durante una campagna militare in Liguria (Guerra per il marchesato di Zuccarello), fu preso prigioniero dai Francesi a Voltaggio; venne liberato cinque mesi dopo in seguito al pagamento di un riscatto da parte di Filippo IV di Spagna. Nel 1631 ottenne la nomina a governatore generale di Genova. Morì per cause naturali durante il viaggio di avvicinamento al capoluogo ligure.
BLANCH (Bianco, Blanco), Giovan Tommaso - Capitano del Tercio a San Germano

Un altra testimonianza di un episodio accaduto durante l'assedio dei Savoia per riconquistare San Germano , lo abbiamo da un lettera dello stesso Tommaso Caracciolo , indirizzata all'Eccelentissimo Signor Marchese di InoJosa per segnalare il valore di Gio Tommaso .

Tomaso Caracciolo Mastro di Campo d'Infanteria Napolitana , per Sua Maestà in questo Stato di Milano.

Certifico , con fede , come levando un terzo in Napoli nell'anno 1614 venne in mia Compagnia : Gio Tomaso Blanco , il quale in tutte le occasioni , che se sono infino a questo tempo rappresentate sempre si è portato da valoroso , e honorato soldato ...... così ha continuato , e servito nella campagna dell'anno 1616 , dove furno molte occasioni , come la presa di San Germano , e la rotta si diede all'inimico nell'Abadia , e poi dalli 4 di Dicembre 1616 , per infino alli 26 d'Aprile 1618 , che ho governato io la Piazza di San Germano sempre have assistito in detto presidio , e servito puntualmente , e stando detto Capitano di guardia nella muraglia di detta Piazza , li cascò parte d'un corpo di guardia , danneggiato da assedio , sopra di una gamba , quale se la ruppe in due parte , del che n'è rimasto un poco leso , e per esser meritevole d'ogni mercè , che Sua Maestà restarà servita di farli , a sua richiesta l'ho fatta fare la presente firmata de mia mano , e sigillata con sigillo de mie armi.

Dat. in Gambalo li 15  di Giugno 1618

Tommaso Caracciolo

Capitani di Ventura sul suolo sangermanese al soldo degli Spagnoli

Orazio Del Monte S. Maria e Giovanni de' Medici, illustri capitani di quel secolo nelle guerre di Levante, Ungheria e Fiandra, amici già e patroni di Pompeo genitor suo. Suddito qual'era del pontefice, volendo esercitar la milizia, recossi agli stipendi di principe cattolico, e prese soldo dal re di Spagna (che in Italia oltre il grado e la potenza reggeva anche con alta sovranità i minori stati), militando nelle guerre combattute nel quarto lustro del secolo decimosettimo contro Carlo Emanuele I duca di Savoia. In Piemonte, colle truppe di D. Pietro di Toledo, fece parte del presidio di S. Germano terra del Vercellese, la quale (essendone governatore il marchese Tommaso Caracciolo), assediata dai Piemontesi nel 1617, fu dalla guarnigione bravamente difesa malgrado la penuria dei viveri, cosicchè dovettero gli assedianti levarne il campo.

Miscellanea di storia italiana - Volume 6 - Pagina 322 - 1865

Il Marchese Guido Villa

Nato nel 1589 , andò giovinetto in Spagna a servire i Principi di Savoia sotto la direzione del Marchese suo padre. A 24 anni il Duca Carlo lo nominò Capitano della guardia di Corazze. Nel 1614 viene dichiarato Colonnello col ruolo di suo Consigliere di guerra. Gli viene donato il Marchesato di Cigliano . Nella guerra tra gli spagnoli e il Ducato di Savoia lo troviamo col Principe Tommaso nel tentaivo di recuperare San Germano , e in tale azione fu ferito da un'arcobuggiata alla gamba, che insieme all'altra ferita rimediata alla battaglia della Motta , accrebbero i suoi meriti , e nel 1620 fù nominato Luogotente Generale della Cavalleria.

Il fatto

Il Governatore di San Germano uscito dal borgo dopo aver lasciato a presidio il Sergente Maggiore Antonio Mastrillo con cinquecento fanti , si avviò con il resto dell'esercito ad incontrare il Duca di Savoia in arrivo da Trino per dare battaglia , ma l'azione viene vigorosamente  respinta dalle truppe comandate dal Marchese Guido Villa , che pur ferito ad una gamba respinge  gli spagnoli fino ai "rastelli"di San Germano (Steccato sistemato davanti alla porta delle fortezze).

 

 

LA RESTITUZIONE DI SAN GERMANO
Dopo la caduta di Vercelli del 25 luglio 1617 fu possibile venire ad un accordo tra i belligeranti, il quale fu concluso a Pavia il 9 ottobre del 1617. Le condizioni furono che il duca avrebbe disarmato entro lo stesso mese d'ottobre, il Toledo entro il novembre, e che dall'una e dall'altra parte si sarebbero restituiti i prigionieri e i luoghi occupati.Ma per l'avversione del Toledo ai Savoia e a Venezia - che come si è detto altrove aveva concluso la pace con l'Austria - i patti dell'accordo non vennero subito eseguiti; gli Spagnoli rimanevano a Vercelli, Nonostante la pace di Pavia, 9 Ottobre 1617, che prevedeva la reciproca immediata restituzione delle piazze occupate, solo alcuni mesi dopo, nella primavera del 1618, Don Pedro di Toledo invia a San Germano il Marchese di Montenero perchè cominci a sgombrare parte delle munizioni e vettovaglie , spedisce a Novara i cavalli d'artiglieria . San Germano fu' lasciato dagli Spagnoli, quando ormai la guerra stava per finire. Fu quella degli Spagnoli un'occupazione violenta, devastante, un incubo che i Sangermanesi dovettero subire per parecchi mesi. Tre erano le porte di San Germano in quel tempo: la Porta Superiore, verso Santhia';la Porta del Mulino, verso Vercelli e cosi' chiamata perche' portava pure verso le macine poste sulla roggia Molinara, e quella detta Porta Nuova che era presso il castello.

 

L'USCITA DEGLI SPAGNUOLI DA SAN GERMANO

Il 28 aprile 1618 si partivano gli Spagnuoli da San Germano di buon mattino, ed appena furon fuori del paese ed ebbero incominciato il cammino alla volta di Vercelli, tutti quei terrazzani sortiron dal borgo gridando pel giubilo viva Savoia! viva Savoia! I fanciulletti portavano bandiere bianche e turchine sulle quali era scritto Fugat Emanuet Regis Turbas. Immediatamente entrava Ercole Negri Conte di Sanfront ( dal 1588 al servizio dei Duchi di Savoia e sovraintendente alle fortificazioni ) con grossa  schiera di fanti e cavalli in San Germano e l’ occupava.I patti della pace cominciavano ad eseguirsi. La piazzaforte di San Germano dopo anni di scontri e scaramucce era in grave stato di deperimento . Carlo Emanuele inviò di nuovo Monsignor di Sanfront e Monsignor di Lodi a San Germano a visionare lo stato delle fortificazioni e riconoscere le riparazioni che si potevano fare , e questi ingegneri militari riferirono che neanche in sei mesi era possibile fare qualcosa che ne valesse la pena.

 

 

Fatti d'arme che interessano la piazzaforte di San Germano nel XVII Secolo

28.IX.1616

Presa di San Germano Vercellese LA Piazzaforte equidistante da Vercelli e Santhià , rappresenta una minaccia verso quest'ultima

 1617

Soccorso alla piazzaforte Pedro di Toledo obbliga il Duca di Savoia a togliere l'assedio , per la riconquista di San Germano

DONAZIONE FATTA DA S.A. AL CAPITANO VIALARDO, DEI SIGNORI DI VERONE, DELLA SOMMA DI 27 DUCATI DI CAMERA, PAGATI ANNUALMENTE DAL CASTELLO E VILLA DI SUDDETTO LUOGO, IN CONSIDERAZIONE DELLA GRATA SERVITU' RESA DA 12 ANNI, PRIMA IN SAVOIA, POI NEL REGGIMENTO DI VITTORIO AMEDEO, DELLA PRIGIONIA DI 5 MESI DA LUI SUBITA NEL LUOGO DI SAN GERMANO, DA PARTE DEGLI SPAGNOLI, E DEL CREDITO DI SUA COGNATA ALLIANA

Durante l'assedio venne distrutto anche il convento esistente fuor le mura dei frati Agostiniani fondato da padre Aurelio d'Asti nel 1494.Aurelio Corbellini (1562-1648),storico e letterato di origine sangermanese anch'egli agostiniano, che ha lasciato piu' di venti opere edite e diversi manoscritti, fece riedificare questo convento, ponendovi la prima pietra nel 1627. Nella chiesa del convento, denominata della"Consolazione", vi era un quadro dipinto da Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, che raffigurava la Beata Vergine col Bambino in grembo attorniato da angeli e sotto c'era una figura col piviale ed una fettuccia in mano su cui era scritto "Aurelius Corbellinius", evidentemente donato dal nostro agostiniano. In questa chiesetta gli agostiniani, com'era loro antica tradizione, veneravano la Madonna della Cintura, la cui statua, ivi collocata, alla soppressione del convento fu portata a Vercelli nella chiesa di San Bernardo. Presso questo convento la tradizione vuole che fossero conservati gli scritti di teologia e di diritto canonico, "opera theologica, iurisque canonici varia et plurima" alcuni pubblicati, altri manoscritti, del Beato Antonio della Chiesa. Purtroppo l'archivio del convento e' andato disperso. Si narra inoltre che proprio sulla porta della chiesa della Consolazione fosse dipinta l'effigie del Beato al naturale. La liberazione del paese dagli Spagnoli diede motivo di fare un pellegrinaggio annuale di ringraziamento a San Vitale presso Roppolo :un voto sempre mantenuto

LO SMANTELLAMENTO DELLA PIAZZAFORTE

Dopo la fuoriuscita delli Spagnoli da san Germano nel 1618 iniziarono subito una prima serie di lavori per l'abbatimento di alcune opere di potenziamento fatte dagli spagnoli , ma l'opera di smantellamento radicale venne intrapresa nel 1623 come si evince da una nota dell'epoca " era ripresa la destrutturazione delle difese di San Germano: un ordine di pagamento era autorizzato a favore di Giacomo Tossra "zavatino" per "suo viaggio di andar a Chivasso, Cigliano, Santià, San Germano, Vercelli, Biella et Ivrea con boletini a stampa per la notificatione della demolitione di San Germano a fine di retrovar chi vogli attender all'Impresa A quanto pare di capire, dopo le demolizioni delle difese minori, nel 1618, ora si metteva mano allo smantellamento complessivo della fortificazione di San Germano, per evitare ogni sorta di interferenza in caso di controllo nemico, come era accaduto negli anni 1616-1617 con la conquista e messa in forza del sito ad opera degli Spagnoli ed anche per la vicinanza con Santhià. Chiaro l'effetto dell'intervento nella descrizione del luogo, di pochi anni dopo (circa il 1635), di Francesco Agostino Della Chiesa, nella sua Relatione del Piemonte: [...] S. Germano [...] il quale Castello, quantunque ora sia aperto, era però molto forte avanti le prime guerre di Monferrato; ma come presidio troppo vicino a Santhià, è stato, comecché fosse inutile, anzi pericoloso nelle occasioni di guerra, aperto, e le sue fossa di terra empiute. [...]""

LA DEMOLIZIONE

La demolizione , almeno delle minori opere di fortificazione di San Germano , iniziarono subito dopo che Carlo Emanuele I ne aveva ripreso il possesso , nell'agosto del 1618 . Nel 1622 il Duca chiede in una lettera del 18 Ottobre 1622 all'ingegnere  Carlo Cognengo di Castellamonte di riferire sul procedere delle operazioni :

"Le Altezze sono alla volta di Susa ne si sa ancora se siano abboccati col Contestabile, al loro ritorno credo subito dover partir per costi. Haverei caro saper intanto se si sia dato ordini per levar guastatori, per cotesta fabbrica, e per quella di Santià e per la demolir di San Germano. Credo che mi sara riuscita l'opera che ho fatta per far che qualche somma di danari deve pagar la Citta di Vercelli per spendere alla reparatione dell'istessa città , e crede ben presto se ne havera la certezza in tanto che spero esserle da presso le basco le mani , e le prego da Signor ogni felicità ."

Torino li 18 d'8bre 1622 Carlo Castellamonte

La demolizione , evidentemente non era ancora conclusa a distanza di qualche anno , perchè in data 1 Dicembre 1624 , il Duca Carlo Emanuele I "Volendo noi far demolir le muraglie et fortezze di S.Germano perchè così porta il servitio nostro et pubblico dello stato". Assegnava a Giovanni Pietro Cane ,l'opera donandogli anche " il sito de' fossi , terrapieni , barbacane o siano controscarpe ed ogni altra cosa che si demolirà della detta fortezza".

L'ingegnere incaricato dal Duca a sovraintendere alle demolizioni era:

Carlo Cognengo di Castellamonte (Torino, 1571 – Torino, 1640) è stato un architetto, ingegnere e militare italiano. Nato nel 1571, come scoperto da Libero Manetti, questa datazione rende impossibile l'ipotesi, avanzata da Carlo Boggio, di un suo viaggio a Roma nel 1579 per studiare con Scamozzi. Le prime testimonianze su di lui risalgono alla fine del Cinquecento, quando compare al servizio del duca Carlo Emanuele I, come assistente del primo ingegnere di corte, il romano Ascanio Vitozzi. Il rapporto con Vitozzi fu particolarmente stretto, tanto che nel 1608 questi fu testimone di nozze di Carlo, il quale sposava allora Lucrezia Vinea (figlia di un notaio torinese).

Un altro accenno alla demolizione delle fortificazioni lo abbiamo da disposizioni e donazioni fatte dal duca a tal riguardo.

ASSEGNAZIONE FATTA DA S.A. AL PIETRO GIOVANNI CANE, SUO AIUTANTE DI CAMERA, DI UN REDDITO ANNUO DI 200 DUCATONI, DA PRELEVARSI SUL DIRITTO DELLA DOGANA, AFFINCHE' PROVVEDA AD EFFETTUARE LA DEMOLIZIONE DELLE MURAGLIE E FORTEZZE DI SAN GERMANO, CON DONAZIONE, INOLTRE, DEI FOSSI E RIVE CHE NE RISULTERANNO, E CIO' IN CONSIDERAZIONE DELLA SUA GRATA SERVITU'.

EPILOGO

Un ulteriore descrizione dello stato del territorio Sangermanese dopo l'occupazione spagnola l'abbiamo dal resoconto di viaggio di Monsignor Corsi ambasciatore del granduca di Toscana in via per Parigi.    "A Novara : occupazione Spagnola ;grandi difficoltà per entrarci. A Cameriano incominciarono a sentire la guerra: le case era quasi tutte distrutte , opera delle truppe Francesi ; le masserizie degli abitanti erano raccolte nella chiesa. A Vercelli la facciata di Sant'Andrea era tutta ricamata da moschettate; le case in buona parte rovin ate dopo il recente assedio, ma era carnevale e videro per via una mascherata di uomini e donne ;alla sera assistettero in casa di una famiglia privata ad un ballo in maschera. I fiorentini osservarono che le donne incominciavano qui a vestrire alla < franzesa > . Passarono poi per San Germano e Tronzano ; paesi distrutti , le vie deserte e piene di erbacce , le campagne in gran parte incolte.