La Società Operaia di Mutuo Soccorso

in San Germano Vercellese


 

A San Germano tra il 1869 e il 1906 di società operaie o a esse similari ne nacquero nove : le prime due sorsero nel 1869 e furono "L'Associazione Mutua dei Contadini e Giornalieri" e "La Società Artigiana di Mutuo Soccorso" , che alla fine del 1894, uno dei momenti di maggior splendore, avevano rispettivamente 412 e 109 soci, tutti maschi. La società più nota, che sopravvisse a tutte , è la Società Operaia di Mutuo Soccorso e Istruzione fra gli Operai d'ambo i sessi, nata il 1° Giugno 1878 e che ,nel 1884,contava 129 soci. Nessuna donna troviamo fra gli associati e, sebbene statutariamente ne fosse contemplata l'ammissione, solo nel 1886 si fece allo Statuto un "Aggiunta per la  Sessione femminile". Tuttavia 18 anni più tardi, nel 1904, su 117 soci complessivi le donne erano solo otto. Per  essere ammesse, le "femmine" dovevano aver raggiunto i 15 anni di età e non aver oltrepassato i 40 "ed abbiano i requisiti soddisfacenti fisici e morali, di buona costituzione ed inappuntabile onestà, oltre che la dichiarazione se nubile, vedova o maritata". Con la quota di 0,50 centesimi pagata mensilmente si dava un sussidio al socio di 0,75 centesimi, dopo il terzo giorno di malattia o altro non senza che il "dottore sociale" avesse verificato la veridicità dell' impedimento al lavoro. La Società contemplava anche il baliatico e le spese funerarie e una tra le varie attività particolari, che durò più a lungo fu  l' istituzione di una scuola di canto e di musica che portò alla formazione della prima banda musicale. In via Beato Antonio Della Chiesa, allora via Della Caserma, sede della Mutua dei Contadini e Giornalieri e della Società Operaia, era nata la Società Cooperativa che aveva un forno e due spacci al servizio di 520 famiglie sangermanesi. Presieduta dal bracciante Francesco Lazzarotti, era diventata in poco tempo tra le più grosse e attive di tutto il vercellese. Il 1° gennaio del 1888 la Cooperativa inaugurò il forno a pane bianco, il primo di San Germano, posto nell' apposito caseggiato costruito dal capomastro Bernardo Villa su disegno del geometra Pietro Azario e approntato secondo il nuovo sistema ideato dal parroco di Bernate Ticino , l' abate Rinaldo Anelli. La "porzione di terreno comunale situato dietro la  chiesa parrocchiale" fu acquistata da parte della  Società Cooperativa dei Contadini di San Germano, allo scopo di costruire la sede ed il forno , nel 1887 per 250 lire. Il forno Anelli, che facilitava la sostituzione del pane di "meliga" con quello di frumento, l'anno precedente all' Esposizione di macinazione e panificazione di Milano aveva ottenuto la più alta riconoscenza: il diploma d'onore, meritando al suo ideatore l' appellativo di " apostolo del pane bianco". Alla presenza di numerosi ospiti tra cui lo stesso inventore, l' abate Rinaldo Anelli, dopo il " vermouth furono fatte due infornate di pane, e tutti ne apprezzarono l' ottima riuscita". Molti gli invitati, tra cui l' avvocato Mario Guala, il  ragionier Emanuele Treves, rappresentanti dell' Associazione generale operaia e della giunta di sorveglianza della Consociazione cooperativa vercellese. Al pranzo sociale, narra "La Sesia" dell'epoca, "tenuto nella sala maggiore dell'albergo Del Pozzo, i commensali fecero molto onore al pane del nuovo forno".Al termine gli ospiti,come erano stati accolti di mattino, furono riaccompagnati alla stazione al suono della banda musicale diretta dal maestro Ferrero . Il forno nel 1904 fu affittato a Giovanni Daglio detto "Michetta" che doveva depositare come garanzia la somma di lire 350 "entro San Martino dell'anno 1905". Sulla facciata della sede , a memoria del benefattore cav. Giuseppe Longone, nel novembre del 1906, presente l'avvocato Modesto Cugnolio, fu posta una lapide, dettata dal poeta Giuseppe Deabate che non poté essere presente, in quel tempo si stava sposando, ma che per l'occasione inviò una bellissima lettera. Questa lapide è una delle varie testimonianze che attestano che la Società di Mutuo Soccorso sangermanese ebbe il pieno appoggio della borghesia locale, così che tra i soci fondatori troviamo oltre al cav. Giuseppe Longone e Giuseppe Massa rispettivamente farmacista e medico del paese, Antonio Roncarolo , futuro sindaco durante la rivolta del 1898 e gli scioperi del 1906, Secondino Bosio , agricoltore della grossa tenuta Gallione , il geometra Pietro Perazzo, il geometra Pietro Azario appartenente ad una delle più prestigiose famiglie sangermanesi che aveva fatto gratuitamente il disegno della sede , il cav. Giuseppe Carlo Bolgè , che fu pure presidente onorario , proprietario dei due stabilimenti risicoli operanti in paese , di cui era stato il fondatore e che ispirava i pranzi sociali della Soms nei capannoni del suo stabilimento vicino alla stazione, e ifine anche un sacerdote , Don Felice Sellone. La borghesia sangermanese era liberale e lungimirante o semplicemente paternalistica e coltivava le reminiscenze delle Opere Pie e delle Congregazioni di Carità , oppure anche se inconsciamente , era solo desiderosa di mantenere una certa tranquillità in un paese annoverato tra i più turbolenti del circondario. Questi soci onorari che all'inizio furono i veri animatori e trascinatori a poco a poco col mutare dei tempi si allontanarano , allorché i lavoratori  sangermanesi, in prevalenza contadini , manovali, braccianti e mondariso, acquistarono sempre più coscienza della loro classe e furono pronti a volgersi verso l'idea che andava sempre più propagandosi : il socialismo, che non era certo compatibile con una borghesia prevalentemente agraria. Quando all'inizio del secondo decennio del secolo scorso il suffragio universale portò al governo del Comune una maggioranza composta di braccianti e manovali, il socialismo a San Germano usciva dall'utopia e entrava nella realtà quotidiana, relegando in secondo piano la funzione della Società Operaia del Mutuo Soccorso, che dal quel momento si può pensare conclusa. Tuttavia (anche attraverso personaggio di grande carisma, come Modesto Cugnolio, avvocato e deputato socialista, il maestro Gionino il presidente Francesco Lazzarotti , il sindaco Carlo Rossetti), la Soms in più di mezzo secolo di quotidiana opera mutualistica , l'unica capace di garantire la sopravvivenza nelle frequenti estreme contingenze , contribuì a formare tra i sangermanesi quella convinzione ideologica fortemente anticlericale e non di rado estremista, che portò prima al socialismo e poi al comunismo che è sempre stata la caratteristica peculiare del paese nel XX secolo.

FESTA OPERAIA A SAN GERMANO VERCELLESE  - 11 Agosto 1895
Oggi a San Germano Vercellese si è celebrato il 29° anniversario della Società dei contadini e giornalieri , dal seno della quale sorse la fiorente Società Cooperativa locale , una delle più stimate e delle più solidamente costituite del Vercellese. Vi intervennero , a afr corona a quella della Società festante , le bandiere e le rappresentanze della Liberale mutuo cooperativa di Asigliano , l'Operaia agricola di Buronzo , la Cooperativa di Tronzano , la Società operaia di San Germano e quella di Olcenengo. Vi era pure una rappresentanza della Società artisti e commercianti di Santhià , senza bandiera. Dopo un cordiale ricevimento , a suon di musica , degli ospiti , ai quali fu offerto un vermuth nella maggior sala del palazzo municipale , nel cortile del palazzo stesso ebbe luogo il banchetto sociale , ottimamente servito dal signor Ottolini Giovanni , dell'Albergo Europa di Tronzano , che soddisfece completamente i centoventi commensali. Alla tavola d'onore sedevano, col marchese Vincenzo Ricci , deputato del Collegio , il signor Villa Bernardo , assessore anziano , l'assessore Porro Belisario , i consiglieri comunali :Pavese , Balocco , cavaliere Giuseppe Pugliese , Marcello Cappa , Natale Borasa , il presidente della Società festante : signor Corona Germano ,  ilpresidente della Cooperativa Lazzarotti Francesco , quello della Cooperativa di Crova : Brendo Enrico , e il rappresentante dell'Operaia di Buronzo  Ronza Giacinto.Alla fine del pranzo s'alza il signor Villa per ringraziare e salutare a nome del Comune , e leggere una lettera del geometra Roncarolo , ex sindaco che giustifica la sua assenza. Il presidente della Società festante , signor Corona , un bravo contadino , dopo aver comunicato un telegramma di saluto dell'on. Lucca , ringrazia le società intervenute , il Municipio che concedette ospitalmente i suoi locali ; l'on. Ricci , che volle intervenire alla festa , saluta amici e compaesani e inneggia all'amore ed alla fratellanza. L'assessore signor Porro , che è anche presidente della locale Società operaia , augura che il principio dell'uno per tutti e tutti per uno non sia una parola , e che la solidarietà dei lavoratori faccia nuovi miracoli come quelli fatti dall'amore di patria. E qui sorge a parlare un giovanotto simpatico , vestito con democratica eleganza , che dà subito a divedere di essere oratore facile , ed eloquente e di voler fare della propaganda socialista. E' il dottor Nino Rondani , di Milano , che viene però dal Biellese. Egli non entusiasma nessuno , ma si accaparra subito , prima l'attenzione , poi la simpatia dell'uditorio per la sua facendia e per la sua cortese moderazione ,  ribadisce che una società che non sa e non può assicurare il minimo necessario alla vita degli umili è destinata a sparire. L'oratore socialista è applaudito , ma ripeto senza entusiasmo.. Se come disse , scopo della sua venuta alla festa era la propaganda  , non mi pare lo abbia raggiunto , benchè egli sia certo un parlatore simpatico e valente. Il marchese Ricci , deputato , il quale credeva di restringersi a poche parole di ringraziamento , è richiamato dalla calda orazione del socialista all'ambiente politico. Afferma che tutti gli uomini di cuore hanno scritto sul loro vessillo il miglioramento delle sorti dei lavoratori . Si dice che anche i socialisti amano la patria : ma intanto combattono l'istituzione democratica del tiro a segno , che addestra tutti i cittadini alla difesa della terra natale e li mette in grado di difendere i più santi diritti , compreso quello dell'unità conquistataci da nostri padri. Grato del cortese invito , ringrazia : queste feste non solo attestano della comunanza di idee fra eletti ed elettori , ma insegnano al primo molte cose. Beve a nome suo e dell'on. Lucca , alle Società operaie e cooperative. Provocato dalle ultime parole dell'onorevole deputato si alza l'avv. Deabate ,  che ai suoi compaesani dice la profonda gratitudine ch'egli sente pel cortese speciale invito rivoltogli. Nei convenuti non saluta solamente i compaesani , ma gli amici vecchi e cari , gli antichi compagni di scuola e di giuochi . Ringrazia e saluta la Società festante con l'augurio sincero di chi gli vuol bene. Dice ancora poche parole il prof. Mentegazzi di Santhià , salutando Società operaia e deputato , e il banchetto si chiude , mentre gli ospiti si avviano alle case ospitali di parecchi egregi sangermanesi , attendendo l'ora del ritorno.
La Sede
Situata in Via Beato Antonio Della Chiesa  , allora Via della Caserma . nella porzione di terreno comunale situato dietro la Chiesa Parrocchiale , fu acquistato nel 1887 da parte della Società Cooperativa dei Contadini di San Germano , allo scopo di costruire la sede e il forno sociale per il pane.

Nel novembre del 1906 sulla facciata della sede fu posta una lapide , dettata dal nostro poeta e concittadino Giuseppe Deabate in memoria del benefattore e fondatore Giuseppe Longone , all'inaugurazione era presente anche l'Avv. Modesto Cugnolio.

In anni recenti dopo una sostanziale sistemazione , è diventata anche sede del Gruppo Alpini di San Germano.

Il 23-09-1888 La Società Cooperativa di beneficenza dei contadini giornalieri di San Germano Vercellese a mezzo stampa ringrazia i benefattori che hanno contribuito all'acquisto del Forno Anelli

Re Umberto I, Lire 509 — Il ministro dell'interno, 500 — Il ministro d'agricoltura, industria o commercio, 500 — Il ministro delle finanze, 200 — Il Duca d'Aosta Amedeo di Savoia, 100 — Pasta Giovanni, 100 — Cav. Pagano Giuseppe, 75 — Conte Carlo Castelnuovo delle Lanze, 70 — Conte Ferdinando di Castelnuovo, 70 — Conto Luigi Gattinara di Zubiena, 50 — Marchese Giovanni Cantono di Ceva, 50 — Cav. Cerino Quintino, 50 — Torro Giulietta, 30 — Cavaliere Francesco di Collobiano, 25 — Marchesa Luigia Massol, 20 — Cav. Alberto Gribaudi, 20 — Dellaorà Domenico, 10 — Avv. Luigi Alice, 10 — Aldera Ercole, 10 — Pugliese Giuseppe, 10 — Conto Ferdinando di Collobiano, 10 — Totale Lire 2410.

 

IL FORNO ANELLI E IL SUO INVENTORE

Rinaldo Anelli, nato il 25 Febbraio 1842 a Lodi. Nel 1860 fuggì dal seminario per seguire la spedizione di Giuseppe Garibaldi. Ripresi gli studi, e presi i voti, nell'Agosto 1865 giunse a Bernate Ticino, paese all'estremo ovest della provincia di Milano, sito sul Naviglio grande che lo attraversa. Subito si interessò delle terribili condizioni dei contadini dell'epoca, che si nutrivano di un pane malcotto, (sia a causa del risparmio di legna che facevano i fornai,sia per i "consigli" dei possidenti che sostenevano che in tal modo,essendo più inappetibile, se ne evitavano gli "abusi")tratto da mais conservato in ambienti inidonei, senza neppure una mistura di segale, che avrebbe perlomeno consentito di contenere il flagello della pellagra. Quel misero pane inoltre si ammuffiva fuori e si guastava dentro, dato che per risparmiare i cinque centesimi della cottura, venivano impastati pani di quattro o cinque chili che venivano fatti durare cinque o sei giorni in estate e nove o dieci in inverno  Per cercare di porre un rimedio alla penosa situazione don Rinaldo aprì un forno sociale, in cui i contadini, in cambio di un chilo di mais, ricevevano 1.250 grammi  di pane di mais con mistura di segale (per combattere la pellagra)Lo scambio era possibile perché con l'aggiunta dell'acqua di panificazione,il peso del pane aumentava di circa il 50% rispetto alla farina iniziale e pertanto lo scambio produceva un avanzo di circa 180 grammi che costituivano la copertura delle spese del forno Unico requisito era che il mais fosse esente da muffe e cattivi odori. Il successo iniziale fu enorme, si giunse ad una produzione giornaliera di quasi cinquanta quintali di pane che servivano non solo Bernate ma anche i paesi vicini.(All'epoca il consumo di pane nelle classi povere era enorme,circa un chilo al giorno la media pro capite familiare fra adulti e bambini)L'iniziativa fu inoltre copiata da molti altri paesi, fra cui Cavenago d'Adda,Pessano, Villanterio ed in seguito molti altri. Senonché a partire dal 1883 si ebbe un calo del prezzo del mais, che in pochi anni passò da circa 30 lire al quintale a 14 lire. Dato che il ricavo del forno era dato dalla vendita dei 180 grammi di farina eccedenti per ogni chilo di pane, col calare del prezzo del mais i forni andarono in perdita. Per rimediare fu necessario mutare la permuta, ed i contadini ignoranti cominciarono a disertare i forni per tornare al loro malsano pane. Quasi tutti chiusero e nel 1887 questa sorte toccò anche al forno di Bernate. Ma Don Anelli, non arrese. Nello stesso anno, presento all'esposizione Internazionale delle macchine di macinazione e cottura, quello che sarebbe stato poi chiamato: "Forno Anelli" in cui alla combustione della legna nello stesso vano che poi ripulito sarebbe servito per la cottura del pane, si sostituiva una camera di combustione separata dal vano cottura. Questa innovazione, permetteva, oltre che un notevole risparmio di tempo, di usare carbon coke al posto della legna, che all'epoca incideva notevolmente sul misero costo del pane. Per la cottura di un quintale di pane il costo, di cottura  passò da 64 centesimi a 20 centesimi. Il Corriere della Sera, riporta che il 20 Maggio (1887) il re Umberto I si intrattenne un quarto d'ora d'innanzi ll'invenzione di Anelli interessandosi moltissimo al suo funzionamento a alla sua utilità. In seguito a questo episodio L'abate divenne popolarissimo. Inoltre, una giuria di tecnici italiani e stranieri gli conferì il Diploma d'onore di primo grado, la maggiore onorificenza per gli inventori. Ed il brevetto fu adottato anche da paesi esteri. Poi nel 1892 per ovviare ad alcuni inconvenienti del carbone, Anelli inventò un nuovo tipo di forno che funzionava a gas, che ebbe il battesimo a Bergamo. Nel 1893 in una pubblica dimostrazione, il parroco dimostrò che mentre in un forno tradizionale per raggiungere i 240 gradi necessari per la panificazione occorrevano 41 chilogrammi di legna, per una spesa di 1,40 lire, col suo erano bastanti 5 mc di gas, con una spesa di 80 centesimi, inoltre il tempo impiegato passava da tre ore ad una e mezza. L'abate diede quindi vita ad un altra iniziativa per sconfiggere la pellagra: Notato che l'abitudine contadina di consumare pane di mais era iniziata con la carestia del 1817, quando il prezzo del frumento era salito a circa 73 lire al quintale, mentre nella sua epoca  era sceso a 21 lire  il quintale  concluse che il prezzo del pane di grano non fosse più inaccessibile per i contadini, che avrebbero potuto avere pane raffinato al 14% a circa 20 centesimi al chilo. Questo avrebbe sconfitto la pellagra. Aprì quindi un nuovo forno, in cui i contadini avrebbero ricevuto un chilo di pane di grano in cambio di un chilo di mais che sarebbe poi stato rivenduto alle distillerie. Ma nel contempo, causa invidie e gelosie il padre era sottoposto a numerosi attacchi da parte di chi contestava le sue invenzioni e soprattutto il suo impegno sociale a causa della sua lotta per ottenere finanziamenti per cooperative di lavoratori, che sperava sconfiggessero la disoccupazione. Queste amarezze, unite al dolore di non riuscire ad incidere in modo decisivo sulla povertà, miseria ed ignoranza che affliggevano la classe contadina, ebbero il sopravvento. L'animo buono di Don Anelli non resse. Il 14 Gennaio 1897 si uccise accanto alla statua del suo amico e compagno d'armi garibaldino Giuseppe Sirtori, nei giardini pubblici di porta Venezia a Milano. Chi volesse rendere un omaggio a questo santo che non sarà mai santo, gli dedichi un pensiero se gli capiterà di passare innanzi alla statua di Sirtori, muta testimone della sconfitta di Don Rinaldo Anelli.

 

 

Elenco dei Soci Fondatori

Arsalice Pietro Cantoniere
Azario Pietro Geometra
Boracco Francesco Falegname
Bosio Germano Sarto
Bellomo Lino Fabbro
Bolgè Giuseppe Negoziante
Boracco Pasquale Sarto
Berochetti Carlo Prestinaio
Berochetti Camillo Prestinaio
Biginelli Lorenzo Segretario
Bosso Giuseppe Pilatore
Bazzano Pietro Falegname
Crovella Giuseppe Caffettiere
Corbellotti Giovanni Mugnaio
Corona Pietro Prestinaio
Cesano Giuseppe Pizzicagnolo
Codazzi Giuseppe Fattore
Crovella Pietro Agricoltore
Cappa Marcello Agricoltore
Chieto Pietro Carrettiere
Cornalino Giuseppe Carrettiere
Cesano Carlo Calzolaio
Cesano Giovanni Macellaio
Codazzi Domenico Bramista
Colla Antonio Comico
Desteffani Luigi Agricoltore
Formaggio Antonio Macchinista
Ferraris Giuseppe Calzolaio
Ferrero Antonio Caffettiere
Fornara Bartolomeo Oste
Foglino Carlo Sarto
Ferri Giovanni Pilatore
Ferri Giuseppe Pilatore
Furno Giovanni Calzolaio
Gibellino Antonio Sarto
Gallina Giuseppe Falegname
Garella Francesco Falegname
Garavana Antonio Falegname
Givone Giuseppe Caffettiere
Gastaldi Ludovico Accensatore
Ghisio Giovanni Pilatore
Ghisio Giuseppe Pilatore
Giulitto Spirito Ortolano
Giuliani Francesco Mugnaio
Loggia Francesco Mercante
Lanza Antonio Capomastro
LeoneFrancesco Carrettiere
Medano Camillo Fabbro
Micheletti Pietro Sarto
Mino Eugenio Mercante
Mentigazzi Battista Prestinaio
Mentegazza Antonio Bramista
Mariani Giovanni Fabbro
Moggi Alberto Segretario
Massa Giuseppe Dottore
Orecchia Giovanni Prestinaio
Porro Belisario Calzolaio
Perotti Giuseppe Falegname
Perotti Pietro Negoziante
Perotti Giovanni Caffettiere
Peila Giuseppe Falegname
Pasquino Evasio Impiegato
Perotti Giovanni Negoziante
Pugliese Giuseppe Esattore
Perotti Maurizio Muratore
Roncarolo Antonio Mugnaio
Rusconi Bassano Fattore
Roncarolo Agostino Misuratore
Rava Germano Conducente
Robbiani Giovanni Sarto
Roncarolo Antonio Geometra
Roggero Giuseppe Agricoltore
Rosetta Giovanni Sarto
Santagostino Germano Muratore
Severina Epifanio Prestinaio
Sellone Felice Sacerdote
Scandolera Pietro Falegname
Sinelli Celestino Falegname
Silveri Antonio Falegname
Sereno Domenico Carrettiere
Spina Luigi Agricoltore
San Martino Filippo Calzolaio
Santagostino Carlo Benestante
Torazzo Domenico Segretario
Tavolino Pietro Sarto
Tassara Giuseppe Caffettiere
Tusi Pietro Sellaio
Testa Pietro Mugnaio
Testa Luigi Pilatore
Vassio Agostino Falegname
Volpe Andrea Falegname
Vietti Bernardo Albergatore
Lodesano Pietro Agricoltore
Acotto Giuseppe Muratore